Noi Siamo il 99%
Stiamo perdendo le nostre case. Siamo costretti a scegliere tra i generi alimentari e l’ affitto. Ci sono negate le cure mediche di qualità. Siamo affetti da inquinamento ambientale. Stiamo lavorando per lunghe ore per una misera paga e pochi diritti, sempre che stiamo lavorando. Non abbiamo nulla, mentre l’altro 1 per cento ha tutto. Siamo il 99 per cento. Vai su ‘FACCI SAPERE CHI SEI’ scatta una foto di te con un cartello che descrive la tua situazione in una frase, per esempio: ‘Sono un lavoratore con 25.000 euro di debito’ oppure ‘Ho due figli, ma non potrò permettemi di far studiare entrambi, speriamo almeno uno ‘. Sotto, scrivi ‘io sono il 99 per cento’. Se non mostri il viso, ti preghiamo di mostrarne almeno una parte. IMPORTANTE: la nota scritta a mano. Per favore fate del vostro meglio per essere concisi. Diamo un volto al 99 per cento! Facciamoci conoscere!
Game Over Mr. B
“Vado al Colle ma non mi dimetto”. Dopo il voto sul Rendiconto di bilancio che certifica la fine della sua maggioranza, Silvio Berlusconi prova a resistere. Ma dopo 45 minuti di colloquio con Giorgio Napolitano annuncia di voler gettare la spugna e chiudere la sua terza legislatura da premier: “Mi dimetto dopo l’ok alla legge di stabilità”.
Dopo il passaggio parlamentare il premier prima chiama a raccolta i suoi e poi sale al Quirinale. L‘opposizione gli chiede di passare la mano, lui va dal capo dello Stato per “un confronto”. Alla fine ammette: “La maggioranza non c’è, lascio”. Ma non subito. Prima c’è da approvare la legge di stabilità. Più o meno tra una ventina di giorni. Un minuto dopo, comunica il Colle, partiranno le consultazioni. Per Berlusconi, però, “non sarebbe pensabile dare responsabilità di governo a chi ha perso le elezioni, in democrazia si fa così”. Meglio tornare alle urne: “Il Parlamento è paralizzato, nel futuro io vedo solo il voto”.
Il voto alla Camera. A Montecitorio l’opposizione si compatta e decide di non partecipare al voto. Il risultato finale certifica i 308 sì. In realtà sarebbero uno in più perché nel conto andrebbe inserito anche il mancato sì del pidiellino Malgieri, che fa mettere a verbale di non essere riuscito a votare. Un risultato, comunque, ben al di sotto la maggioranza assoluta.
Berlusconi scuote la testa e ammette: “I numeri non ci sono. A questo punto bisogna verificare la tenuta della maggioranza. Dobbiamo riflettere”. Riflettere e dare un nome ai “traditori”. Una foto rende pubblico un biglietto in cui Berlusconi verga alcune parole significative. E’ indicata la scritta “308”, con accanto un commento che farà discutere, “-8 traditori”, pari al numero di parlamentari che si sono sfilati dai 316 dell’ultima fiducia. Poi la scritta rileva le opzioni in campo: “prenda atto, rassegni le dimissioni” (dunque in terza persona e non in prima), “presidente della repubblica”, voto e “una soluzione” e “ribaltone”.
Caccia ai traditori. Berlusconi si fa portare il tabulato dei votanti e scorre la lista. Scopre così che la differenza l’hanno fatta cinque parlamentari un tempo in maggioranza. Quelli usciti stamane allo scoperto con l’annuncio di una non partecipazione al voto. Condannando la maggioranza a diventare minoranza sul rendiconto, almeno rispetto alla somma degli assenti.
Sono Giustina Destro, Antonio Buonfiglio, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e Roberto Antonione. Restano fedeli, per adesso, Giorgio Straquadanio e Isabella Bertolini. Così come i tre ex finiani Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Pippo Scalia. Assenti al voto anche gli esponenti del Misto Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli, Francesco Stagno D’Alcontres e Santo Versace.
Si è invece astenuto Franco Stradella, del Pdl. Ma a essere bollata come traditrice la Destro non ci sta: “Berlusconi lo abbiamo sostenuto dal 2008 sino ad oggi. Farebbe bene e riflettere su chi siano stati invece i veri traditori” dice l’ex parlamentare del Pdl. Più tardi, a cose fatte, il premier mitigherà i toni: “Ho provato non solo sorpresa, ma anche tristezza”.
L’incontro con Napolitano. Il premier lascia la Camera e va a Palazzo Chigi con Bossi e Letta. Tocca a La Russa anticipare la salita al Colle di Berlusconi. Brunetta lo spinge ad andare avanti: “La Costituzione non richiede al governo di avere la maggioranza assoluta: per governare basta quella semplice”. Ma Bossi, che in mattinata aveva consigliato al premier un passo “di lato” in favore di Alfano sembra più cauto: “Aspettiamo qualche minuto. Decide cosa fare al Quirinale”. ma c’è anche chi non si arrende.
Maurizio Paniz, prevede: “Papa (attualmenente agli arresti per l’inchiesta P4, ndr) potrà venire presto a votare”. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi guarda avanti: “Credo che ci sia un modo ancora più evidente per verificare la maggioranza: cioè il voto di fiducia”. Un altro fedelissimo berlusconiano, impegnato sul fronte caldo della giustizia, chiede a Berlusconi un passo indietro. “Su un voto fondamentale la maggioranza si è fermata a quota 308. Di fronte a questi numeri ci sono atti consequenziali da adottare perché vi deve essere un faro insostituibile per un politico: il bene e l’interesse del Paese” dice Luigi Vitali, componente del Direttivo Parlamentare del Pdl.
Passano pochi minuti e arriva la resa del premier: “Ora dobbiamo preoccuparci di ciò che accade sui mercati finanziari che non credono che l’italia sia capace di approvare le misure che l’ue ci ha chiesto. Credo sia la prima cosa di cui preoccuparci. Poi le altre cose, chi guida o meno il Paese, ma ora fare il bene del paese”.
Il comunicato del Colle. “Il presidente del Consiglio - si legge nella nota del Quirinale - ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea”.
“Una volta compiuto tale adempimento, il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione”, conclude la nota.
Vertice a Palazzo Grazioli. Dopo l’incontro al Quirinale, Berlusconi ha convocato a Palazzo Grazioli i leader della maggioranza per un vertice che si è concluso a mezzanotte. Presenti Umberto Bossi e Giulio Tremonti, i ministri Maroni e La Russa, i capigruppo del Pdl Gasparri e Cicchitto e quelli della Lega Reguzzoni e Bricolo, oltre al coordinatore del Pdl Denis Verdini.
Legge di stabilità. Il via libera del Senato al ddl stabilità arriverà al massimo entro venerdì 18 novembre. “Domani - riferisce il relatore di maggioranza Massimo Garavaglia della Lega - il governo presenterà l’emendamento con gli impegni per la ue e io presenterò qualche emendamento come relatore. Poi verrà stabilito un tempo per la presentazione dei sub-emendamenti e si procederà con le votazioni in commissione bilancio. L’approdo in aula è previsto per il 15 novembre e contiamo di chiudere al massimo entro venerdì prossimo in senato”.
Dopo il testo passerà alla Camera e si “avvierà lo stesso iter”. Se non ci sarà nessuna accelerazione, quindi, il testo dovrebbe essere approvato in via definitiva dal Parlamento entro fine novembre. Misure che Berlusconi vuol far passare chidendo “all’opposizione di consentirne il varo urgente”.
Finalmente una sentenza sensata!
Coltivare una piantina di marijuana in casa può essere lecito, trattandosi di “un reato che non procura danni alla salute pubblica”. Lo ha stabilito la Cassazione. Secondo la suprema corte la coltivazione di una sola pianta di canapa indiana “non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica”. Di conseguenza è stato bocciato il ricorso della Procura di Catanzaro che chiedeva la condanna di un giovane per avere coltivato sul balcone di casa una piantina di cannabis. Secondo la Corte, la “modestia dell’attività posta in essere emerge da circostanze oggettive di fatto”, in questo caso la coltivazione di una piantina in un piccolo vaso sul terrazzo di casa con un principio attivo di mg 16, è un comportamento da ritenere “del tutto inoffensivo e non punibile anche in presenza di specifiche norme di segno contrario”. ”La sentenza della Cassazione introduce un elemento di buon senso e un principio liberale: non c’è reato se non c’è vittima”, è stato il commento di Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani. “L’autocoltivazione - ha aggiunto Staderini - andrebbe promossa, perché garantisce al consumatore la qualità del prodotto, lo libera dal mercato criminale e riduce i profitti delle mafie. La legge Fini-Giovanardi deve essere superata innanzitutto perché è una legge stupida e criminogena, tanto che sono 28 mila le persone detenute per averla violata”. ”In attesa che sia possibile al popolo italiano conoscere gli enormi costi sociali del proibizionismo e dibattere le sue alternative, chiediamo che venga calendarizzata la proposta di legge radicale, prima firmataria Rita Bernardini, per legalizzare l’autocoltivazione della marijuana” conclude. Di segno completamente opposto il commento del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni che definisce la sentenza “scandalosa”: “Lo Stato si regge su leggi uguali per tutti, anche per chi è chiamato a farle rispettare”, ha detto il ministro. “La motivazione della sentenza - ha aggiunto - ha poi qualcosa di agghiacciante, quando prevede che il fatto ‘è non punibile anche in presenza di specifiche norme di senso contrario’, perché ‘inoffensivo’. Questo - ha spiegato il ministro della Gioventù - rischia di stabilire un precedente gravissimo: ovvero che un reato non sia più tale, nonostante la legge, quando considerato ‘inoffensivo’”. “Se i magistrati vogliono farsi legislatori - ha concluso la Meloni - smettano la toga e si facciano eleggere in parlamento”
I was born with music inside me. Music was one of my parts. Like my ribs, my kidneys, my liver, my heart. Like my blood. It was a force already within me when I arrived on the scene. It was a necessity for me-like food or water.
MalaRoma
Cresce di settimana in settimana la contabilità dei delitti che insaguinano le strade della Capitale. E non è solo questione di numeri, perché gli inquirenti si trovano a fronteggiare una malavita sempre più agitata e feroce. E’ in corso una guerra per un “bottino” che si restringe e per i buoni rapporti con la malavita organizzata.
Come mai quando succede qualcosa del genere a Napoli si crea un putiferio e ora che cè la faida a Roma l’argomento non viene trattato con lo stesso “riguardo” da parte dei media?
date un occhiata all’articolo di Repubblica -> http://iamu.es/ozO1Es
The BOSS is back in action!
Resopal Schallware is back with a 3 tracker from the Boss MRI.
Voglio vivere a Christiana
La città dell’utopia di Copenaghen continuerà a vivere, libera e abitata. Gli hippie di Christiania sono riusciti a evitare che le autorità danesi la smantellassero, distruggendone l’utopia. Per riscattarla i suoi 700 abitanti hanno combattuto pacificamente per otto anni, hanno negoziato con le autorità statali che volevano sfrattarli e a distanza di 40 anni dalla fondazione, hanno accettato il modello di accordo elaborato dal ministero della Difesa di Copenaghen. Da oggi potranno avere il diritto di usufrutto del quartiere occupato e autogestito (circa 35 ettari), a condizione che acquistino attraverso un fondo l’intero complesso residenziale per 76,2 milioni di corone danesi, l’equivalente di circa 10,2 milioni di euro. Fondata nel 1971 in un campo di caserme abbandonate di fronte alla Sirenetta da un gruppo di hippie, Christiania oggi è salva. “Con l’accordo - ha detto il portavoce della città, Thomas Ertmann - possiamo continuare a essere una società alternativa e Christiania stessa di può rinnovare e sviluppare come un libero stato”.L’accordo è stato raggiunto valutando l’insieme delle proprietà circa 3.500 corone (470 euro) a metro quadro, un valore molto al di sotto del prezzo di mercato. E’ stato definito “bellissimo” dall’avvocato della comunità, Knud Foldshack, e ha avuto sostegno bipartisan in un Paese retto da un governo di centrodestra. Tanto da essere stato benedetto dal portavoce per le politiche finanziarie del partito conservatore, Mike Legarth: “Se gli abitanti di Christiania avessero dovuto pagare il prezzo pieno di mercato non avrebbero avuto alcuna possibilità”. Invece Christiania, che ha una propria valuta e propri costumi, leggi e regole autonome, dove la proprietà è collettiva, le auto quasi non circolano, così come la violenza, le armi e le droghe pesanti sono tenute fuori, dove le decisioni politiche vengono prese in sessioni plenarie o “incontri di zona”, con le sue strade senza asfalto, e le bancarelle per le droghe leggere, è un sogno che può continuare a esistere e continuare a essere una delle mete preferite dell’intera capitale danese. Negli anni di negoziati e lotte per la sua chiusura, gli abitanti contrattaccarono con umorismo e perseveranza. Quando nel 2002 le autorità chiesero che il commercio di hashish venisse reso meno visibile, gli abitanti coprirono le bancarelle con teli mimetici. Dal 2004 il commercio della sostanza prosegue su base personale, come un modo per persuadere il governo a lasciare in vita Christiania. Il 19 maggio 2007, a 35 anni dalla sua nascita, la polizia distrusse uno dei primi edifici. Da oggi la lotta finisce, e l’utopia è stata valutata a un prezzo di dieci milioni di euro. Che, assicurano gli abitanti, “riusciremo a pagare”.
Drivin on Dub
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